La nuova Legge di riforma del Lavoro

5 Ottobre 2015

Il governo, attraverso il nuovo Jobs Act, ha approvato modifiche piuttosto controverse ad una fonte importante di regolamentazione del lavoro in Italia, lo Statuto dei Lavoratori del 1970. La legge fa parte di una serie di riforme normative volte a rinvigorire l’economia e, come suggerisce il nome, ha lo scopo di rendere i licenziamenti meno costosi ed onerosi, riducendo le barriere all’assunzione.

L’articolo 18 dello Statuto prevede che i datori di lavoro con 15 o più dipendenti  riassumano i lavoratori a tempo indeterminato che sono stati ingiustamente (cioè illegalmente) licenziati. L’articolo è destinato semplicemente a proteggere i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa, ma data la natura lunga, costosa e restrittiva del processo giudiziario e la minaccia di reintegrazione automatica, nella pratica fornisce ai lavoratori una leva significativa nelle  trattative per licenziamenti ed esuberi.

Inoltre il Jobs Act contiene linee guida generali volte a riformare diversi istituti del diritto del lavoro italiano, tra cui varie coperture sociali, come l’assicurazione contro la disoccupazione (ASPI e MINI-ASPI), la cassa integrazione (CIGO/CIGS o CDS) e le indennità di mobilità.

Punti chiave:

La legge mira principalmente ad ammorbidire l’applicazione dell’articolo 18, ma vengono incluse alcune misure correlate, come un aumento dei finanziamenti e del diritto a prestazioni di disoccupazione. Le modifiche all’articolo 18 sono entrate in vigore  il 1 gennaio 2015, per i dipendenti fissi assunti a decorrere da tale data. Le modifiche prevedono che:

  • I dipendenti che risultino ingiustamente licenziati ai sensi dell’articolo 18 saranno oggetto di reintegrazione automatica solo per licenziamenti illeciti per motivi discriminatori. I dipendenti licenziati per altri motivi, come ad esempio la ristrutturazione, avranno diritto solo ad un risarcimento, se il licenziamento risulterà poi illegale.
  • I licenziamenti disciplinari di cui all’articolo 18 saranno in egual modo non soggetti a reintegrazione automatica se risulteranno illegali successivamente, tranne in circostanze straordinarie. I ricorsi che risulteranno fondati potranno altresì beneficiare di una compensazione.
  • lI risarcimento per licenziamenti ingiusti di entrambi i tipi sarà limitato ad una compensazione fra i due e i 24 mesi di stipendio, in base alle motivazioni del licenziamento, alle dimensioni dell’azienda e agli anni di servizio.

Il governo deve ancora adottare decreti specifici per attuare concretamente le nuove norme delineate dal Jobs Act, in riferimento alle riforme ASPI e MINI-ASPI del 2012 e alle coperture sociali di cui sopra. L’ASPI è un sussidio di disoccupazione della sicurezza sociale (INPS) soggetto a requisiti di ammissibilità specifici, erogabile a un tasso minimo pari al 75% della retribuzione, per un periodo tra i 10 e i 16 mesi. La MINI-ASPI è una versione ridotta della prestazione ASPI e il Jobs Act sostituirebbe entrambi con una nuova prestazione chiamata NASPI, soggetta alla promulgazione di decreti attuativi. Fino a quando le norme non avranno effetto, il nuovo regime potrebbe – in teoria – essere soggetto ad ulteriori modifiche.

Implicazioni per i datori di lavoro

L’impatto immediato sui datori di lavoro sarà minimo, in quanto le nuove disposizioni in materia di licenziamenti si applicano solo al personale assunto a partire dal 2015, ma nel lungo periodo, se la legge riformata resisterà ai ricorsi, dovrebbe tradursi in una riduzione dei costi per i licenziamenti e potenzialmente in una maggiore facilità di assunzione di personale permanente.

Acquisizioni chiave per i datori di lavoro derivanti dalle linee guida del Jobs Act e dagli sviluppi delle normative per le coperture sociali comprendono che:

  • I requisiti aziendali per beneficiare delle coperture sociali dovrebbero essere modificati e le relative procedure semplificate;
  • Alcune prestazioni sociali saranno accessibili solo dopo l’applicazione di tutte le possibilità di riduzione contrattuale delle ore di lavoro;
  • Le prestazioni sociali non saranno erogabili in caso di cessazione dell’attività o di una sua parte;
  • Le indennità di mobilità dovrebbero essere sostituite dall’ASPI/NASPI a partire dal 2017.

Si prega di notare che quanto sopra sono indicazioni di ciò che probabilmente sarà necessario adottare nei prossimi passi da parte del governo italiano.